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Sembra che
anche il fenomeno dell’hackeraggio
domestico sia nato con il Sinclair
ZX81, e subito ad un livello che
destò impressione e sgomento.
Nel
Luglio del 1986 tutti i giornali dedicarono ampi spazi ad un
avvenimento, per
quell'epoca, veramente molto inquietante: uno dei supercomputer
americani, il Cray
One, usato dai militari Francesi per scopi tattici/bellici,
tra i quali il
monitoraggio degli esperimenti nucleari effettuati a Mururoa
e la conservazione
delle informazioni sulle bombe atomiche francesi, venne violato da
più accessi
esterni, avvenuti durante il weekand di Pasqua di quell’anno
(siamo ancora nel
periodo pre-caduta muro di Berlino..). Ovviamente tale violazione
scatenò
subitò gli 007 europei e americani che non tardarono ad
individuare i responsabili
di quello che si può definire uno dei primi atti di
pirateria informatica su
scala internazionale. E qui venne fuori la sorpresa: il
Cray One, un megacomputer estremamente rivoluzionario per
l’epoca, dotato di
uno dei primissimi sistemi multiprocessore, che richiedeva un
raffredamento dedicato
a freon e che occupava un intera stanza (pesava circa 5,5 tonnelate e
consumava ben 115 kw/h) venne violato da tre ragazzi nemmeno ventenni
armati di un
Sinclair ZX81 e di un modem..
Una volta
presi, i tre ragazzi vennero trattenuti dalle
autorità per diverse ore, fino a quando non venne
accertato che nessuna informazione militare era stata trafugata e che
i tre si erano limitati a ‘navigare’un
poco tra le directory del
sistema e a lasciare una frase beffarda come segno della loro impresa
(“..il vosto Cray One e'
momentaneamente
sostituito da un semplice, economico ZX81 Sinclair..”).
Resa pubblica
la loro storia divennero per un pò delle celebrità. Un
quotidiano parigino, "Le Matin",
ebbe l'idea originale di
metterli alla prova, convocandoli presso la loro sede per verificare
come
fossero riusciti a violare l’inviolabile Cary-1 e che
cosa realmente fossero in
grado di fare con un piccolo computer connesso alla Rete
telafonica.
Venne
fuori di tutto: uno riuscì ad entrare nel "Ministry of
Defence"
britannico: sullo schermo del suo Minitel appare una scritta: "Cvd component Data Bank", la banca
dati gestita dai militari inglesi. Un altro riuscì a forzare
il cervellone di
una grande industria francese, riuscendo persino a leggere un telex
inviato da
questa azienda per comunicare che la tangente di 50.000 franchi (12
milioni di
lire del 1986), destinata a un membro del governo cileno per facilitare
un
contratto, era stata versata. Un altro riusci a violare il cervellone
di un
grande magazzino che vendeva, tra l'altro, computer, carpendone le
direttive
impartite ai distributori francesi dell’epoca per battere la
concorrenza..
Anche
da questi episodi emerge
ciò che fu realmente il Sinclair ZX81, una base tecnologia
semplicissima ma completa,
che diede la possibilità per la prima volta in
assoluto, di far splendere
le meraviglie dell’intelletto umano in un ambito ancora
sconosciuto e
sconfinato..
L’articolo
completo:
« la Repubblica
- Sabato, 19 luglio 1986 - pagina 7
Franco Fabiani
Vladimiro Odinzov
Qualcuno
è riuscito a entrare nel
computer dell'Ecole Polytechnique che serve anche i militari
PARIGI, UN
PIRATA NEL CERVELLONE.
VIOLATI I SEGRETI DI "CRAY", COMPUTER SEGRETISSIMO DELLA DIFESA
PARIGI
-
Fino a ieri era "top secret", ma un quotidiano parigino ha rivelato
l'episodio che fa impazzire i tecnici elettronici e i servizi di
sicurezza
della Difesa da alcuni mesi: un ignoto "pirata" è riuscito
ad
infiltrarsi in uno degli otto computer più grossi di
Francia. E non in uno
qualsiasi, ma nel "Cray One"
americano, installato nei sotterranei della École
Politecnique, la macchina
fantastica che serve il Cnrs (Centro nazionale di ricerca scientifica),
l'industria
aerospaziale, il servizio meteorologico e, quel che maggiormente fa
rabbrividire i servizi di sicurezza, la Direzione
generale degli armamenti, del ministero
della Difesa. Tutte istituzioni che, è il meno che si possa
dire, non amano
certo gli intrusi, i curiosi o forse peggio. Un lungo week-end
È successo nel
lungo weekend di Pasquale, quando nessuno dei tecnici addetti alla
formidabile
macchina, era sul posto per sorvegliarne le funzioni. Il "pirata",
sicuramente abile ed esperto, più che aiutato dal caso,
è riuscito a
"penetrare" nei meccanismi del Cray One. Una operazione che sfiora
l'incredibile, trattandosi di una installazione super protetta e
ritenuta
inaccessibile. Questo super ordinatore in effetti possiede sistemi di
controllo
d'accesso, proporzionati alle sue straordinarie capacità. Un
"Cray
One" può compiere fino a 250 milioni di operazioni al
secondo manipolando
numeri dell'ordine di 64 cifre. Il che equivale a dire che
può trattare fino a
300 miliardi di cifre al minuto. Un mostro, insomma, del valore di 10
milioni
di dollari, il meglio dell'alta tecnologia americana presenta in
Europa. Ne
esistono 145
in
tutto il mondo e la Francia
ne ha acquistati otto. Ma quello "visitato" dal "pirata"
era particolarmente degno di tutte le curiosità. E l'ignoto
"curioso"
doveva sapere che anche con il "Cray One", come con tutti i super
computer, non si dialoga direttamente, ma ci si mette in contatto
attraverso
inintermediari, quelli che premacinano i dati da trattare, i computer
cosiddetti "frontali". All'École Politecnique, è
un calcolatore DPS8
della Bull, che svolge questo compito. Ed è qui che il
"pirata",
profittando della tregua pasquale, quando anche i calcolatori hanno
diritto ad
un weekend, si è infiltrato, interrogando il PDS8 a quanto
pare, per alcune
ore. L'affare è stato scoperto l'indomani dai tecnici del
centro. E lo studio
delle operazioni registrate sarebbe abbastanza preoccupante, anche se
nessuno
ha detto fino ad ora se e quali informazioni strategiche siano state
carpite.
Di fatto il "pirata" non sarebbe entrato nel cuore del "Cray
One". Ma il DPS8 è il calcolatore che tratta i dati di
valore strategico.
All'École Politecnique si diceva ieri che quella macchina
non ne conteneva. Che
i dossier importanti dell'aerospaziale e della difesa sono lavorati
altrove con
altri calcolatori frontali che entrano in contatto diretto con Cray
One, senza
passare per il DPS8 violato dal pirata. Ciononostante si è
saputo che per
qualche settimana i tecnici del "Cray One" hanno lavorato senza
tregua per "ripulire" l'ordinatore frontale e soprattutto per cercare
di capire se l'ignoto curioso non avesse lasciato qualche "porta
aperta" per ritornare in futuro. Tutti i codici sono stati cambiati. Ma
i
tecnici non sono ancora riusciti a scoprire come il visitatore pasquale
sia
potuto "entrare". O qualcuno gli aveva fornito la "chiave"
d'accesso. O più banalmente (la qual cosa è ancor
più inquietante) è penetrato
attraverso il Transpac utilizzato da milioni di Minitels, il
micrordinatore che
ogni francese ha in casa, collegato al telefono, e fornito
gratuitamente
dall'amministrazione delle Ptt. C'è un precedente.
Nell'ottobre 1985, un
giornalista del "Canard Enchainè" con l'aiuto di uno di
questi
Minitel era riuscito a leggere nei dossier della Compagnia
internazionale dei
servizi informatici che contengono le informazioni sul poligono di tiro
nucleare di Mururoa, sui progetti del Dipartimento di sicurezza
nucleare e
sullo stoccaggio dei combustibili atomici. Durante l'estate 1984 (ma si
è
scoperto e saputo solo un paio di mesi fa) una "talpa" del Kgb ha
potuto infilarsi per due mesi interi nel "Cray One" della Edf
(compagnia di elettricità) procurandosi i programmi "top
secret" di
sicurezza nucleare riguardanti la intera rete delle centrali atomiche
francesi.
Che cosa avrà carpito il "pirata" del "Cray One"
dell'École
Politecnique? Il ministero della Difesa sostiene che non si era ancora
servito
di quel calcolatore. Ma nella sua memoria c'erano certamente i calcoli
delle
strutture aeronautiche del Centro aerospaziale e i nuovi modelli di
previsioni
meteorologiche. Dilettante o spia? Pirata casuale, dilettante, o spia?
L'interrogativo non sarà forse mai sciolto. Ma l'affare
preoccupa già le
autorità americane, che controllano accuratamente le
esportazioni dei "Cray".
E soprattutto di quelli della nuova generazione, i "Cray" da sei a
dodici volte più potenti. La Francia
ne aveva ordinato uno ma questa disavventura potrebbe
creare difficoltà. La commercializzazione del "Cray" dai sei
a dodici
volte più potenti. La Francia
ne aveva ordinato uno ma questa disavventura potrebbe creare
difficoltà. La
commercializzazione del "Cray" è sottoposta all'approvazione
del
Cocom (il comitato di controllo incaricato di sorvegliare le
esportazioni di
materiale strategico verso i paesi dell'Est). Il quale, a quanto pare,
non
scherza nell'esigere sistemi di protezione draconiani. In questo caso,
in
Francia, o non hanno funzionato o sono venuti a mancare. PARIGI -
Andrè
Lajoinie, presidente del gruppo parlamentare comunista all'Assemblea
nazionale,
per protestare contro il poco tempo concesso al Pcf per spiegare alla
televisione la sua posizione sul problema delle privatizzazioni, si
è
imbavagliato ieri sera davanti ai teleschermi. Lajoinie ha ricordato in
tv che
il presidente della Repubblica Mitterrand, il 14 luglio, e il primo
ministro
Jacques Chirac, mercoledì scorso, avevano avuto vari minuti
per spiegare le
loro posizioni (il primo contro, il secondo a favore della
privatizzazione di
65 grandi banche e industrie), mentre al Pcf erano riservati 95
secondi. »

L’articolo
completo:
« la Repubblica - Venerdì, 12 settembre 1986 -
pagina 8
Franco Fabiani
Successo dell'iniziativa del
quotidiano parigino "Le Matin"
I "PIRATI DEL BIT"
COLPISCONO ANCORA VIOLATI I SEGRETI DEI SUPERCOMPUTER
PARIGI -
Una ventina di grossi calcolatori sparsi nel mondo intero, dalla Francia alla
California, passando per la banca dati del ministero della Difesa britannico e
il centro di informatica dell'Università di Bruxelles, sono stati
"forzati" nel giro di qualche ora. È il nuovo exploit dei pirati
dell'informatica francesi, il cui sport preferito è quello di
"passeggiare" il lungo e in largo attraverso i cervelloni più potenti
del mondo, servendosi di macchinette
semplicissime, poco più che giocattoli. Il quotidiano parigino "Le Matin"
ha avuto l'idea originale di metterli alla prova. Ha convocato nella sua sede
una ventina di questi monelli del computer per una "notte dei
pirati". Per ripetere sotto gli occhi di tre "giudici": uno
specialista dei grandi sistemi, un esperto in pirataggio bancario e un
giurista, qualche cosa di analogo alla "beffa" inflitta da tre
ragazzi al segretissimo e complicatissimo cervellone di cui si serve il
ministero della Difesa francese e la commissione per l'energia nucleare. Nel
luglio scorso "La Matin"
fu in grado di rivelare il fantastico pesce d'aprile che per mesi aveva tenuto
col fiato sospeso l'Armée e tutti i clienti del "Cray I" del
Politecnico di Parigi, "violentato" con un banale Sinclair ZX81. Questa volta è stata una
specie di "Convenzione" dei giovani pirati, degli "hackers"
come preferiscono battezzarsi, quella che ha riunito nella redazione del
"Matin" "Pytagore", "Nestor Bruma",
"Nico", "The Poke man", "Elle" per dimostrare che
non esistono cervelloni inviolabili per questi ragazzi nemmeno ventenni. Che
pochi sistemi resistono a questi "figli del computer" e che la
diffusione dell'informatica sta facendo del "pirataggio" un vero
fenomeno di società. Da mezzanotte alle sette Da mezzanotte alla sette del
mattino, armati di un Minitel, il microcomputer che ogni francese ha in casa,
collegato alla rete telefonica, fornito gratuitamente dalle poste, gli
"hackers" hanno scorazzato nelle reti di trasmissione dei dati
transcontinentali, nel cuore di una ventina di calcolatori. Tutti possiedono un
nutritissimo armamentario fatto di cifre, di lettere, di codici, di nomi,
altrettanti grimaldelli per forzare le casseforti informatiche. È stato
"Pytagore" il primo a lanciare un "eureka". È entrato nel
"Ministry of Defence" britannico. Sullo schermo del suo Minitel
appare una scritta: "Cvd component Data Bank": una banca dati gestita
dai militari inglesi. Verosimilmente l'elenco di componenti che accompagnano il
sistema di armamenti oltre Manica. "Pytagore" - riferisce il
"Matin" - non è andato oltre. Si è accontentato di dimostrare che è
"entrato". Ma avrebbe potuto proseguire. Il suo collega
"Burma" incontra qualche difficoltà a forzare il cervellone Prime di
una grande industria francese, dove recentemente ha letto un curioso messaggio:
un telex inviato da questa azienda comunicante che la tangente di 50.000
franchi (12 milioni di lire) destinata a un membro del governo cileno per
facilitare un contratto, è stata diligentemente versata. Sul cervello della
Fnac, un grande magazzino che vende tra l'altro anche computer, carpisce le
direttive impartite ai distributori francesi di calcolatori per battere la
concorrenza. Il carosello continua di qua e di là dell'oceano, punteggiato
dalle esclamazioni dei ragazzi che fanno a gara per violare i più geniali calcolatori.
Per questa sagra del "pirataggio" si mostrano efficaci, ma anche
prudenti. Basta loro dimostrare di essere in grado di "entrare" nei
cervelloni. Niente di più. Si vantano comunque di poter fare quello che
vogliono: impossessarsi di informazioni, distruggere dati, bloccare le
operazioni, trovare i canali per collegarsi ad altri sistemi. Per ora è un
gioco: quello di trovare i codici che permettono di "viaggiare" in
libertà attraverso i vari calcolatori, di scambiarsi informazioni o "grimaldelli"
con i "pirati" che incrociano nelle loro scorribande notturne, del
tutto simili a quelle dei radio-amatori. Dicono anche di aver spesso incontrato
la benevolenza di certi "administrator sistems", i controllori dei
cervelloni. Piuttosto che essere perseguitati dagli "hackers" alcuni
centri di informatica lasciano fare. Cercano di stabilire una regola del gioco.
L'esperto di informatica che ha assistito alla "notte dei pirati" è
piuttosto scettico. È vero che gli "hackers" hanno forzato diverse
macchine. Ma il più sovente non accedono alle informazioni immagazzinate nelle
memorie dei calcolatori. Il pericolo principale che fanno correre ai sistemi -
dice - è il blocco delle macchine, la distruzione dei programmi. Sviluppo
rapido Del resto, questo può avvenire solo in macchine vecchie o mal protette.
Gli "hackers" possono entrare solo nei calcolatori inseriti
direttamente nella rete telefonica. Mentre i collegamenti coi grandi sistemi
segretissimi (quelli bancari ad esempio) si fanno attraverso linee speciali
indipendenti da quelle telefoniche. Ma non nega che esista la probabilità per i
pirati di entrare anche in questi sistemi "protetti". Questa
"notte dei pirati" dice molte cose. Prima tra tutte che lo sviluppo
rapido e insufficientemente controllato dell'informatica in tutti i settori
della vita economica lascia molto spazio al "pirataggio". Le prodezze
dei monelli dell'informatica la dicono lunga su ciò che possono realizzare
elementi interessati allo spionaggio economico o militare. »
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