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. Cosa c’era prima dell’Home Computer? Tralasciando i tentativi e gli esperimenti fatti agli albori
dell’informatica (molto probabilmente il primo computer fu lo Z1 di Konrad Zusem nel 1939, un
calcolatore programmabile di tipo elettromeccanico basato sul sistema binario
funzionante a memorie meccaniche), si può dire che il primo vero elaboratore
dell’era moderna, che può essere considerato un prodotto commerciale e non un
esperimento di laboratorio fu il PDP-1
del 1960, costruito dalla DEC (Digital Equipment Corporation),
che ne vendette, però, solo 49 esemplari, un numero che si può considerare in
ogni caso decisamente rispettabile per l'epoca, visto pure il suo costo di ben
120.000 dollari (dei primi anni ’60). Nonostante il basso numero di pezzi
venduti il PDP-1 fu tecnicamente un successo: aveva un monitor a tubo catodico integrato, poteva trovare posto in una piccola stanza e forniva una
rispettabile potenza di calcolo, ma la cosa più importante e che lo standard
del PDP-1 era di tipo ‘aperto’: tutti i dettagli costitutivi erano a
disposizione, in modo da fornire agli utenti "avanzati" la
possibilità di personalizzare o migliorare la macchina in caso di necessità:
cosa che, per inciso, avvenne puntualmente. ![]() .
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L’origine del microprocessore ‘da casa’ si chiama Federico Faggin.
Federico Faggin nasce a Isola Vicentina (VI) nel 1941, Comune
dell'Alto Vicentino di circa 8.000 anime. Dopo avere conseguito nel 1960 il
diploma di Perito Industriale, specializzato in Elettronica, all'Istituto
Tecnico Industriale Statale "Alessandro
Rossi" di Vicenza, iniziò subito ad occuparsi di calcolatori presso Successivamente, nel 1974, fonda
Questo piccolo ma (per l’epoca) potente microprocessore, permise
per la prima volta di intravedere la reale possibilità di creare un computer a
basso costo destinato al mercato di massa, un concetto rivoluzionando
per quell’epoca, dove per decenni la concezione dell’elaboratore era stata
quella di una macchina da calcolo il cui
utilizzo era destinato ad essere condiviso tra gruppi di persone “addetti ai
lavori”, con costi proibitivi per il singolo utente (basti pensare che il
“piccolo” PDP-8 del 1965, della Digital Equipment Corporation, aveva il costo “concorrenziale” per l’epoca di 18.000
dollari, degli anni ’60..). L’origine del “piccolo” software Ovviamente il solo HW non era sufficiente affinché il computer si
diffondesse a livello capillare, ma era necessario dotarsi di un sistema
software che semplificasse - e di molto - i macchinosi metodi di programmazione
utilizzati in quegli anni.
Ma quando e come è iniziata
veramente l'epoca dei Home Computer? Cioè quando - praticamente - i computer
hanno fatto materialmente ingresso nelle nostre case? Anche la diffusione degli
Home Computer è stata preceduta da motissimi tentativi fatti da aziende grandi e
piccole per cercare di imporre un prodotto di larga diffusione, visto che ancora
non si aveva un’idea precisa di cosa dovesse e potesse fare un computer
“casalingo”. Sembra che il primo Home computer inteso come prodotto
commercializzabile sia stato l’Olivetti Programma 101,
presentato alla fiera di New York nel 1965, progettato dall’Ing. Pier Giorgio
Perotto e disegnato da Mario Bellini (valse all’azienda italiana il premio
“Industrial Design Award”). Si trattava infatti di una macchina da
calcolo per uso personale, ad un prezzo quasi abbordabile (3.200 dollari contro
i circa 18.000 dollari di un PDP-8) e programmabile senza l'intervento di
tecnici. La programmazione era analoga all'Assembler, ma più semplice: consentiva
fondamentalmente lo scambio fra registri di memoria e registri di calcolo e le
operazioni nei registri. Era già dotato di un lettore di schede magnetiche e di
una piccola stampante a nastro. Con
l’intenzione di abbattere i costi alcune aziende tentarono la diffusione di
prodotti in scatole di montaggio, tanto, si pensò, la stragrande maggioranza
degli interessati a tali oggetti erano persone appassionate o professionisti
dell’elettronica, e l’idea funzionò. Nell’oramai numero
storico di Popular Electronics del gennaio 1975 veniva mostrata in copertina una
scatola celeste con sopra interruttori e led e il nome in alto a sinistra: ALTAIR 8800. Il kit, del
costo di 397 dollari, poteva essere ordinato presso
Ma si era ancora lontani da un prodotto che, per metodologia di utilizzo e soprattutto per il costo di acquisto potesse avere una larghissima diffusione commerciale. Era necessario innanzitutto abbassare i costi, oltre che proprorre un calcolatore facilmente programmabile da chiunque gli dedicasse un minimo di studio e con il quale si potessero realizzare anche progetti "seri", che non fosse cioè un semplice giocattolo. Un’impresa decisamente ardua.. L'era Sinclair Ed è a questo punto che entra in scena il nome di Clive Marles Sinclair. ![]() Nato il 30 luglio 1940, è fondamentalmente un inventore e un innovatore nel
campo dell’elettronica; ha conosciuto alti e bassi, con prodotti di incredibile
successo affiancati (purtroppo) anche da pesantissimi flop. Fondatore della
Sinclair Radionics Ltd., si è dedicato alla realizzazione di prodotti
tecnologici basso costo e dal successo altalenante. Tra televisori portatili a
schermo piatto e orologi con sintonizzatori radio, Sinclair è stato capace di
realizzare anche quello che può essere considerato il primo calcolatore
tascabile: il Sinclair
Executive, posto in commercio nell’agosto del 1972. Il primo “nato” di questa azienda è
lo ZX80. Lanciato nel gennaio del 1980, era grande come il palmo di una mano,
leggero, con una fragile tastiera a membrana, e venne proposto al costo incredibile (per
l’epoca) di 100 sterline, cioè meno di 200.000 lire. Impiegava il
microprocessore NEC 780C-1 (un clone dello Zilog Z80) con clock a 3.25MHz, aveva
un solo k di memoria (espandibile a 4k mediante un costoso optional) e
poteva lavorare solo con i numeri interi. Scriverci programmi era tutto
sommato difficile e quanto al recuperarli dal registratore era a volte
un'odissea, ma il "difetto" più grande che gli si poteva
iputare, era di non essere dotato di circuiti elettronici
dedicati alle
principali funzioni di I/O, quindi la CPU, opportunamente programmata,
doveva
scandire ciclicamente la tastiera per intercettare i tasti premuti, generare i
segnali
necessari per la visualizzazione sullo schermo (come fa attualmente un processore video)
e
gestire il registratore a cassette. Questo causava il caratteristico sganciamento del
video (leggi: disattivazione del segnale) alla pressione dei singoli tasti, all'esecuzione di un'istruzione di un programma
o nella fase di caricamento/salvataggio, limitandone drasticamente l'impiego per l'esecuzione di programmi
dotati anche di un minimo di grafica, che fu poi la vera caratteristica che determinò la
diffusione di massa degli Home Computer. Clicca sull'immagine per scricare materiale sul Sinclair ZX80
Il passo successivo della
produzione della Sinclair Research è lo ZX81, lanciato nel 1981.
Naturale evoluzione del modello precedente, lo ZX81
è dotato di un design molto accattivante grazie ad un guscio di
plastica nero. Maggior potenza di calcolo, rom più ampia e un
interprete Basic migliorato, lo rendono appetibile per gli appassionati
di programmazione. In tempi successivi Sir Clive
Sinclair si dedica a progetti particolari come il Sinclair C5, un veicolo elettrico
decisamente rivoluzionario per l'epoca ma, purtroppo, un flop nelle vendite.
Attualmente Sir Clive vive a Londra e oltre all’elettronica coltiva le altre sue passioni: la poesia e la musica. E’ inoltre un membro attivo della British Mensa Society, l’associazione che riunisce persone con un altro quoziente intelletivo. |